Speculazioni sul Dao De Jing

tao te ching

Leggendo una versione del Dao De Jing (o Tao Te Ching che dir si voglia) mi sono imbattuto in alcune traduzioni che mi hanno fatto riflettere. La versione che sto leggendo è quella secondo me molto ben fatta a cura di A.S. Sabbadini, edizioni URRA.

Questa edizione ha due pregi: confronta la traduzione utilizzata nel testo con quelle di altri traduttori ben noti, laddove ci siano sostanziali differenze nell’interpretazione. Inoltre, alla fine di ogni capitolo sono riportati i versi ideogramma per ideogramma, con relative possibili traduzioni per ogni carattere.

Veniamo a noi. Nel capitolo 55 il testo viene tradotto come segue:
“Colui che contiene la pienezza della virtù
è simile ad un neonato
[…]Conoscere l’armonia è conoscere l’eterno
conoscere l’eterno è illuminazione.
Accrescere la vitalità è nefasto.
Il controllo della mente sul respiro è forzatura.
Gil esseri giungono al culmine della forza,
poi declinano.
Diciamo questo ‘non il Dao’: ‘non il Dao’ presto finisce”

Mi sono soffermato sul verso “Il controllo della mente sul respiro è forzatura.”. Lo stesso Sabbadini nota una certa incongruenza: possibile che nel capitolo 10 lo stesso LaoZi scriva “Concentrando il respiro e sviluppando la morbidezza,/puoi essere come un neonato?” e ora invece si scagli contro la regolazione del respiro?
Sono andato a vedere gli ideogrammi. Il verso in questione dice xin shi qi (non conosco gli accenti): xin è l’ideogramma di cuore e qi l’ideogramma di qi. Perciò, se evitiamo di tradurre in concetti troppo occidentali, Laozi sostanzialmente potrebbe voler dire che il cuore xin non dovrebbe controllare il qi. Il che per me ha più senso. In effetti Duyvendak ha tradotto in modo simile a questo. Il cuore deve, attraverso il ministro del cuore, distribuire la gioia, abbracciare tutto, non controllare ed eventualmente reprimere il qi.

Al massimo sarà il polmone a controllare il qi (poichè è nel suo ministero, in un’ottica confuciana). Mi vengono in mente quelle volte in cui non cominciamo una relazione affettiva per la paura di soffrire, di perdere l’altro, di perdere la nostra identità. Il cuore xin dovrebbe “fregarsene”… dobbiamo fare esperienza, sennò che ci stiamo a fare qui? 🙂

Andiamo avanti. Non sono un traduttore e non conosco il cinese, quindi mi avventuro in speculazioni che lasciano il tempo che trovano, soprattutto riguardo a quest’altro passaggio del testo, ovvero al capitolo 57. Sta a voi valutare se può avere senso quello che dico 🙂
Dunque, capitolo 57:

“Usa la rettitudine per governare uno stato
usa gli stratagemmi per condurre una guerra
usa il non fare per conquistare il mondo.
Come so che è così?
Per via di questo”

Ecco, a me gli ultimi due versi non convincono. Il testo dice: “wu he yi zhi qi ran zai (?)/yi ci” . Stando ai significati dei singoli ideogrammi, wu potrebbe significare anche noi, yi zhi portebbe essere usiamo riconoscere, facciamo a riconoscere; ran, che è l’ideogramma del fuoco (lo stesso di ran gu, KI 2) può rappresentare anche “la natura intrinseca o propria” delle cose.. e delle persone.

Tirando le fila, il penultimo verso potrebbe fare così: “Come noi facciamo a (ri)conoscere la nostra vera natura?

In questo modo tutto il frammento prenderebbe un senso diverso: noi possiamo vivere in base alla rettitudine, e governare bene; possiamo vivere usando la furbizia, e vinceremo le piccole e grandi guerre quotidiane; oppure possiamo “non fare” e avere accesso al mondo intero. Ma fra queste cose, cos’è che ci fa conoscere la nostra vera natura? “Per via di questo“, per mezzo del non-fare possiamo capire chi veramente noi siamo.

Come al solito siamo di fronte ad opposti che si ricongiungono: noi facciamo (tutto quello che facciamo) per cercare di dare un senso a noi stessi, per trovare la nostra vera natura, ma la risposta la possiamo trovare solo nell’opposto, nel non-fare.
Basti pensare a cosa rispondiamo quando qualcuno ci chiede “Chi sei?” . “Un impiegato”, rispondiamo, “un medico, un insegnante, una cantante”. Noi ci identifichiamo con quello che facciamo, non con chi siamo davvero.

 

immagine da: processoutopico.wordpress.com

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